La storia - Vincenzo De Lutti e il contesto culturale

La famiglia de Lutti, nativa delle Valli Giudicarie, ha origini antiche, e le prime testimonianze nei documenti ufficiali risalgono al XVI secolo.1 Nel 1614 il titolo nobiliare è confermato ufficialmente ad Andrea de Lutti dall'imperatore Mattia d'Asburgo, in considerazione degli impegni civili e militari assunti a favore della “Serenissima Casa Arciducale”.2 Durante il Settecento i discendenti mostrano una spiccata capacità imprenditoriale favorendo la diffusione del baco da seta e dell'industria serica nel Trentino meridionale. Francesco de Lutti alla fine del Settecento fu il primo trentino che commerciò la seta con Londra, e grazie alla sua lungimiranza prese avvio un'importante attività tessile che vide in Vincenzo de Lutti senior, padre di Vincenzo, il promotore più importante. Il ruolo politico, economico e culturale svolto dalla famiglia Lutti fin dagli inizi dell'Ottocento è considerato imprescindibile per lo sviluppo di Riva, investita in quegli anni da un notevole fervore di rinnovamento, promosso dalla sensibilità e dal mecenatismo di Vincenzo senior, uomo appassionato e colto, sempre pronto ad aprire la propria casa a intellettuali e uomini illustri.3 L'ambiente che si forma progressivamente attorno a Vincenzo senior è culturalmente aperto e dinamico e spazia dalla letteratura alla musica oltre alla politica. A partire dagli anni Quaranta dell'Ottocento nelle due ville di famiglia, a Sant'Alessandro presso Riva e a Campo Lomaso nelle Valli Giudicarie, nasce un importante cenacolo artistico-culturale, promosso, dopo la morte di Vincenzo senior avvenuta nel 1854, dai figli Vincenzo, Francesca e Maria, col supporto di Andrea Maffei, letterato di origine trentina che dal 1856 stabilisce la propria residenza a Riva. Si tratta di una sede privilegiata di ritrovi estivi e autunnali, nei quali la poesia si intreccia con la musica, e il teatro diventa un momento di aggregazione e socializzazione per gli ospiti del salotto. Gli ospiti sono costituiti da letterati e poeti (Giovanni Prati, Antonio Gazzoletti Giacomo Zanella), da artisti quali Francesco Hayez, Vincenzo Vela e Luigi Sacco, nonché da politici come Benedetto Cairoli e Giovanni Visconti-Venosta. Grazie a Maffei si moltiplicano i contatti con gli ambienti culturali milanesi e fiorentini, e tra il 1859 e il 1861 le due ville di famiglia subiscono ristrutturazioni e integrazioni, che Bruno Passamani descrive come il raffinato tentativo di «adeguare allo spirito dei personaggi l'ambiente degli incontri», trasformando le ville in «testimonianze parlanti di questo piccolo mondo nelle forme architettoniche e negli interni arredamenti».4 In questo contesto che vide alimentato l'amore per l'arte nacque Vincenzo junior nel 1832. Dopo il ginnasio frequentato a Brescia e a Trento, si laureò in giurisprudenza a Innsbruck. Compì gli studi musicali con Cesare Dominiceti a Riva e successivamente a Milano con Antonio Bazzini. A Milano fu introdotto nell'ambiente artistico cittadino, e conobbe il poeta trentino Antonio Gazzoletti che gli fornì il libretto per la sua prima opera, Il Berengario d'Ivrea, rappresentata al Teatro alla Scala nel 1858 con esito infausto, dovuto in gran parte alla pessima esecuzione.5 Pur mantenendo vivi i suoi rapporti con l'ambiente milanese decise di ritornare a Riva, rinunciando ad una carriera operistica e dedicandosi all'amministrazione pubblica, ricoprendo per nove anni la carica di consigliere comunale e podestà, e alla politica, essendo eletto deputato nelle liste dei nazionali liberali alla dieta di Innsbruck nel 1863-64 e nel 1871-72. Tra il 1877 e il 1879 fu presidente provinciale della ricostituita Società alpinisti tridentini. Divenne inoltre il principale animatore della vita culturale ed associativa di Riva, e determinante fu il suo apporto verso le istituzioni musicali della sua città, con la trasformazione delle attività saltuarie e volontaristiche dei filarmonici nella Banda, nella Società Filarmonica, nella Scuola musicale, nella Società del Teatro e nel 1876 nella Società del Club musicale. 6 Più precisamente nel 1857 viene costituita una Società del Teatro che nel 1863 compilava uno statuto che al paragrafo nono stabiliva di «promuovere un lecito e onesto divertimento degno della coltura e del lustro di questa Città, mediante rappresentazioni comiche, tragiche, opere in musica, balli, feste da ballo e spettacoli di qualunque sorta, corrispondenti alla natura, e consuetudine dei teatri».7 Lo stabile era abbellito con dipinti pregevoli del pittore milanese Luigi Sacco, e venne inaugurato nel 1865 con I due Foscari di Giuseppe Verdi e il Don Pasquale di Donizetti. Il cartellone delle opere proposte era di tutto rilievo: Linda di Chamounix (1866) e Maria di Rohan (1868) di Donizetti, Saffo di Pacini ed Il Giuramento di Mercadante (1874), Ernani e Luisa Miller (1878) di Giuseppe Verdi solo per citare alcune delle opere rappresentate più significative. La seconda metà dell'Ottocento registra la nascita del Club musicale di Riva, una Società autofinanziata sorta con lo scopo di «offrire ai membri che la compongono dei geniali trattenimenti di musica e di promuovere l'istruzione pubblica musicale».8 Il suo statuto, redatto il 9 maggio 1876, prevedeva una prova musicale ed un ritrovo fra i soci per settimana ed un concerto pubblico al mese. Oltre a rispondere a esigenze culturali, nella seconda metà dell'Ottocento la musica a Riva risulta funzionale anche al turismo che dal 1870 mostra uno sviluppo notevole. Nel 1880 esce il primo numero de Il Benaco. Giornale Politico, Letterario e d'Economia, la voce dei liberali locali, e tre anni più tardi vede la luce Il Corriere del Garda, foglio che rispecchia le posizioni imprenditoriali più attive. Soprattutto Il Benaco ci fornisce utili informazioni sul clima culturale e sugli spettacoli musicali.

Origine de La Regata e sue rappresentazioni

In questo contesto nell'ottobre del 1884 il Comitato del carnevale scrive alla direzione della locale Scuola filarmonica chiedendo il contributo della sua orchestra per mettere in scena «colla forza dei dilettanti del Paese, nel Teatro Sociale, un vaudeville, un Balletto e una Commedia».9 Nel gennaio del 1885 per merito del cittadino Comitato del carnevale il Teatro Sociale viene aperto con il ballo Alpinismo, su testo di Giovanni Battista Poli e musica di Vincenzo de Lutti, andata perduta.10 Si trattava di un'azione coreografica in due parti e cinque quadri, nella quale la vittoria dell'alpinista su una vetta prima inviolata simboleggia il trionfo del Progresso sull'Oscurantismo. Gli applausi per le rappresentazioni del ballo Alpinismo non si sono ancora spenti e nel Teatro Sociale viene messa in scena il 31 gennaio La Regata, vaudeville in due atti sempre su testo di Giovanni Battista Poli e con musica di Vincenzo de Lutti. L'ideale della montagna si sposta sul lago, dove il «vecchio gondoliero» Gennaro vorrebbe dare in sposa la figlia Aurina al «giovine gondoliero» Ponale, ma Aurina ama Belfiore, che per meritarsela si cimenta in una gara di gondole, dalla quale esce vincitore nei confronti del contendente amoroso. Entrambe i lavori vennero accolti con successo e nel febbraio del 1885 alla ripresa de La Regata che vide ben cinque repliche, viene accompagnata la tradizionale gara sull'acqua: «uno dei più graziosi spettacoli a cui tanto si presta il nostro lago».11 Ben presto il vaudeville La Regata viene «riformato tutto in musica, e fatto grande sì da figurare come un'opera completa».12 Replicata a Salò l'8 giugno, La Regata ebbe «un'accoglienza di molto superiore al proprio merito musicale», riporta Il Benaco, il quale più che alla musica e al testo attribuiva il successo alla «sconfinata cortesia di quella popolazione» e «al massimo impegno» con cui i filarmonici «assai valentemente diretti dal maestro De Gregori, fecero d'ogni sforzo per riuscire ad una esecuzione relativamente buona».13 Il 21 giugno vi fu un'ultima replica a Riva.